domenica 16 maggio 2010

Gli occhi di Pietro


Ore 12,00 a piazza San Pietro tutti a guardare una finestra, alcuni alzando la testa, altri fissando la tele... la quasi totalità dei miei amici era tra quelli che, essendo lì, alzava la testa, i miei figli ed io stavamo in cucina ma il cuore no, era lì con gli altri.

Alcuni son partiti in aereo, altri in macchina o in camper ... tutti però con lo stesso desiderio : dire al papa che gli vogliamo bene e siamo il suo popolo ! magari meno buoni o coerenti di tanti altri ma SUOI, del resto nessuno di noi è amato da Dio per meriti personali, siamo tutti oggetto di grazia, gratuità pura, no ?

Benedetto XVI appena affacciato alla finestra aveva uno sguardo stupito e pieno di letizia da bambino, con quegli occhi che ad alcuni sembrano germanicamente freddi ma a me sembrano solo un po' timidi e sempre colmi di meraviglia...

E adesso ? cosa cambia ? niente... e tutto ... come quando abbiamo abbracciato il nostro papà in un momento doloroso e ci siamo rallegrati di essere suoi figli.

p.s.
mi è successa una cosa particolare che mi ha fatto pensare al "Piccolo Principe" dove l'aviatore riflette sul fatto che guardare le stelle gli avrebbe fatto sempre pensare al piccolo Principe...

guardavo la folla in piazza San Pietro e mi sembrava anonima, poi ho pensato a tutti i volti cui voglio bene e che erano lì... e la folla non era più massa ma la mia famiglia !

6 commenti:

  1. Anch'io ero tra quelli della tele e mi sono commossa. CIAO

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  2. Io ero in quella piazza:14 ore di pulman all'andata e 14 al ritorno,due notti,il traghetto sullo stretto con la Madonna a guardia della nostra isola,rumori,colori e odori che avevo lasciato indietro negli anni del Clu (ora si prende l'aereo ogni volta che ci si sposta).E poi la compagnia: sul pulmann eravamo solo una decina di adulti in mezzo a universitari e giessini,molti di loro li conosco da quando portavano i pampers ed ora mi erano accanto in quest'avventura.Poi la mattina presto su quella piazza,eravamo ancora in pochissimi, gli universitari di Milano(si, proprio quelli che mi sono sempre stati un pochino antipatici) stavano alzando gli striscioni guidati da un prete che ci è caro.Poi la piazza si è andata riempendo,si è riempita di un popolo,del popolo a cui apparteniamo,fatto di peccatori come me.Ho pensato a tutti quelli che avevo lasciato a casa,a mio marito,ai miei figli,ai familiari,agli amici ai colleghi,erano tutti lì nel mio cuore.
    Quando la finestra si è aperta,hanno steso il panno rosso e lui si è affacciato,così come tu lo hai descritto,con quello sguardo da bambino contento, mi sono detta -finalmente-,finalmente sono qui nella mia casa,tra la mia gente e non vorrei mai più essere da un'altra parte,e quando ha aperto le braccia per benedirci era come se ci abbracciasse uno per uno,come se abbracciasse anche me.
    E' proprio come ha detto un nostro grande amico,siamo noi ad aver bisogno del Papa,non lui di noi.Sono io che ho bisogno di sapere che ho un padre e di sentirmi figlia tra i figli.Finalmente!Valeva la pena di fare un lungo viaggio per iniziare a comprenderlo.
    Un abbraccio
    Velenia

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  3. @ maria stella
    comunione virtuale ma non meno virtuosa!
    :)

    @ nightowl
    sembrava anonima...sembrava....

    @ velenia
    concordo!
    mi mandi l'indirizzo del tuo blog?

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  4. Sono tra coloro che non sono potuti andare a Roma, però ho visto nella diretta il Papa quando si affacciava alla finestra: il primo sguardo è stato insieme sorpreso e commosso: mi sono commossa anch'io.

    Come siamo fortunati ad avere Padre come Lui!

    Con Lui si può andare in capo al mondo, o anche restare attaccati al proprio letto di dolore.

    Non basterà il tempo per ringraziare di questo e di tutti i grandi doni che riceviamo!

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  5. @ anna
    credo che l'eternità sarà il tempo del grazie...
    :)

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